Tu l’hai detto – Connie Palmen

Tu l’hai detto

 

Autore: Connie Palmen

Anno di pubblicazione: 2018

Editore: Iperborea

Numero di pagine: 25

 

Quanto è piacevole aprire un libro e piano piano rendersi conto che ogni parola di esso è semplicemente perfetta? E’ un avvenimento più unico che raro, ma quando succede la gioia è davvero indescrivibile. Sono felice di dirvi che mi è accaduto recentemente col titolo di cui vorrei trattare oggi.

Durante il mese di Giugno sono andata in vacanza e ho avuto la possibilità di leggere parecchio, tra i libri che mi ero portata dietro ho inserito anche il mio ultimo acquisto ovvero, “Tu l’hai detto” di Connie Palmen. Si tratta di uno dei titoli made in Iperborea più gettonati qua sul web, uno dei più apprezzati, penso addirittura di non aver mai sentito nessuno parlarne negativamente e anch’io mi devo unire a chi non fa altro che decantare le lodi di questo libro.

Prima di arrivare al mio parere personale però, iniziamo a parlare della trama.

Questo titolo tratta della storia di Ted Hughes e Sylvia Plath. E’ risaputo come il matrimonio tra i due sia sfociato in tragedia, solitamente però Hughes viene indicato come il vero e unico colpevole del destino che toccò alla poetessa, viene visto come la causa di tutti i suoi problemi ed, infine, anche del suo suicidio. Connie Palmen sceglie un approccio un po’ diverso per raccontare la loro storia e finalmente da voce ai pensieri di lui. L’io narrante della storia è infatti Hughes, entriamo nella sua testa ed è proprio dal suo punto di vista che seguiamo tutta la vicenda. Il libro si apre col racconto dell’infanzia e degli anni giovanili di Hughes, per poi arrivare al primo incontro con la Plath e alla loro storia d’amore. La Palmen compie una sorta di rilettura della figura di Ted Hughes a cui viene data “occasione” di esprimersi e spiegarsi, assistiamo così ai suoi pensieri e ai ragionamenti che lo hanno portato a compiere determinate azioni.

Non c’è assolutamente bisogno di me per capire che la Palmen ha compiuto un’operazione davvero interessante ed originale. L’incipit del libro esprime alla perfezione l’intento che c’è dietro a questo volume:

Per la maggior parte delle persone esistiamo solo in un libro, la mia sposa e io. Negli ultimi trentacinque anni ho dovuto assistere con impotente ribrezzo a come le nostre vite reali sono state sommerse da un’onda fangosa di racconti apocrifi, false testimonianze, pettegolezzi, invenzioni, leggende; a come le nostre reali, complesse personalità sono state sostituite da stereotipi, ridotte a immagini banali tagliate su misura per un pubblico di lettori affamati di sensazionalismo.
E così lei era la fragile santa e io il brutale traditore.
Ho taciuto.
Fino ad ora.

 

La bravura dell’autrice però non sta tanto nel tentare di riscattare la figura del poeta, ma in come lo fa. Non punta mai il dito su nessuno e non esplicita mai se ci sia un vero colpevole o un vera causa scatenante che ha portato alla morte di Sylvia Plath, lei si limita a dare voce ai pensieri di un uomo innamorato, ma con tanti difetti. Un uomo che si è ritrovato a condividere la sua vita con una persona malata di depressione dalla più giovane età, quando i due si conoscono la Plath aveva già tentato il suicidio una volta, e che lui non sa come gestire al meglio. L’accoppiata fu senza alcun dubbio letale, nessuno ne esce totalmente pulito, ma c’è davvero un colpevole? Si può davvero mettere alla gogna un uomo che non poteva e non sapeva come trattare una persona affetta da depressione? Hughes ha senza dubbio commesso gravi errori nel corso degli anni, poco prima del suicidio della Plath aveva anche intrapreso una relazione con un’altra donna, ma si può addossare tutto il peso su di lui? Connie Palmen non risponde direttamente, anzi, lascia molto spazio al lettore per riflettere e per farsi un’idea personale, si limita ad esporre i fatti e a immedesimarsi in Hughes. Diciamo che non fa altro che fornire l’altra faccia della medaglia, completa le informazioni già in nostro possesso, il giudizio finale rimane però a noi.

“Tu l’hai detto” è frutto di una ricerca meticolosa e questo traspare da ogni singola pagina, ci vengono fornite molte informazioni, tutte molto precise. Non si dubita neanche per un momento che sia proprio Ted Hughes quello che sta parlando, è incredibile quanto l’autrice sia riuscita ad immedesimarsi in lui. Oltre all’operazione interessante che viene compiuta mediante questo libro, l’altro grandissimo punto di forza è la scrittura. Come vi dicevo all’inizio è uno di quei rari casi in cui si percepisce che ogni parola è stata posizionata nel punto giusto, ogni frase ha il suono che dovrebbe avere, è tutto molto melodioso, poetico e diretto allo stesso tempo. Non vorrei sbilanciarmi, ma penso che si tratti di una delle scritture migliori che io abbia incontrato negli ultimi anni. Non cambierei neppure una virgola.

E’ stata una lettura entusiasmante dall’inizio alla fine, ho scoperto nuovi aspetti ed elementi della storia di questi due giganti della poesia americana e mi è venuta ancora più voglia di approfondire le loro vite artistiche e personali. Era già parecchio che desideravo leggere “La campana di vetro”, ma questo titolo mi ha dato la spinta finale, lo recupererò sicuramente al più presto. Insomma, cinque stelline più che meritate per un titolo che ho “ignorato” per troppo tempo e che ha finito per conquistarmi totalmente.

Fede

 

Precedente Quattro madri - Shifra Horn Successivo Tbr estiva (cosa devo assolutamente leggere tra Luglio e Agosto)