Rebecca – Daphne du Maurier

Rebecca

Autore: Daphne du Maurier

Anno di pubblicazione: 1938

Editore: Il Saggiatore

Pagine: 458

Amazon: Rebecca

Il romanzo che vorrei recensire oggi è un classico del genere gotico, fu tradotto in molte lingue ed ispirò numerosi adattamenti, tra i quali ricorderei in particolare “Rebecca la prima moglie” di Alfred Hitchcok, film del 1940 interpretato da Laurence Olivier e Joan Fontaine.

Rebecca si apre a Monte Carlo, dove la giovane protagonista, di cui non conosceremo mai il nome, lavora come dama di compagnia di un ricca e capricciosa signora. Durante la villeggiatura ha però la fortuna di incontrare Maxim de Winter, un uomo molto affascinante, da poco rimasto vedovo. Max è proprietario di una bellissima tenuta situata in Cornovaglia: Manderley. I due sembrano provare simpatia l’uno per l’altra sin dal primo momento, iniziano a conoscersi sempre di più fino a che non decidono di sposarsi. Dopo una piacevole luna di miele in Italia, per la coppia giunge il momento di tornare alla realtà, ovvero a Manderley. La tenuta è splendida, ma non risulterà molto accogliente per la nuova moglie, il ricordo della defunta, Rebecca, è infatti molto presente all’interno della casa, tanto da soffocare la nuova arrivata. L’atmosfera piano piano si fa sempre più cupa, l’essenza di Rebecca sembra essersi attaccata ad ogni oggetto e persona, inoltre è chiaro che Manderley e i suoi abitanti custodiscono molti segreti. Cosa è accaduto davvero tra quelle mura?

La grande forza di questo romanzo sta nel punto di vista scelto dalla Du Maurier. Sin dalle prime pagine seguiamo l’iter della protagonista dall’interno della sua testa, condividiamo con lei i suoi pensieri e le sue paure. Noi siamo lei. Conosciamo Maxim e ce ne innamoriamo, veniamo poi portati in una Manderley inospitale, che ci rifiuta e sentiamo insieme a lei il disagio di trovarci in un mondo che ci guarda dall’alto in basso. Non veniamo accettati perché non siamo lei, non siamo Rebecca. Lei era quella perfetta, quella bellissima, intelligente, sportiva, un talento naturale in tutto e noi, insieme alla voce narrante, ci sentiamo sempre da meno. Gli scheletri nell’armadio custoditi a Manderley si mostrano piano piano a noi come alla protagonista, il mistero si dipana e capiamo finalmente. Capiamo che non è tutto come sembra, che nella vita è necessario compiere scelte difficili e che non sempre si riesce a prevalere sulle persone malvagie. La protagonista entra in scena come una ragazzina spaurita. E’ goffa, fa continuamente cadere oggetti, rompe soprammobili, non sa come valorizzarsi, è timida e ingenua, le persone si approfittano di lei continuamente. Poi capisce che Rebecca non era così speciale, che lei ha costruito il personaggio che le incuteva timore, ma in realtà è lei quella forte. Alziamo così finalmente la testa insieme a lei, ci facciamo valere. Manderley diventa infine nostra. Questo arco del personaggio è interessante e ben costruito. E’ molto facile entrare in sintonia con lei e così ci si immerge totalmente nella narrazione.

Gli elementi gotici e inquietanti sono sempre ben calibrati, l’autrice è in grado di creare un’atmosfera cupa, che tiene sempre all’erta, ma i momenti davvero forti non arrivano quasi mai, se non alla fine. La Du Maurier spaventa coi particolari, sono le R svolazzanti scritte con la calligrafia di Rebecca in giro per la casa che mettono ansia, l’anziano cane che ignora la protagonista perché non è da lei che cerca carezze, il fazzoletto ancora non lavato usato dalla defunta, la nonna che non pensa altro che alla sua amata Rebecca. Siamo all’erta perché sappiamo che non poteva essere tutto così perfetto, quella donna doveva avere dei segreti, delle debolezze e continuiamo la lettura per capire quale sarà questo elemento sbagliato. Il tutto è portato avanti con estrema eleganza e delicatezza, anche quando vengono raccontati gli episodi più forti e disturbanti lo si fa in maniera velata, mantenendo sempre quella sottile nebbiolina che avvolge tutto il racconto. Il finale è chiaro, ma non lo è allo stesso tempo. Si capisce bene che cosa sta accadendo, ma la Du Maurier ce lo dice con un’immagina poetica, descrive una bellissima distruzione e con queste parole ben calibrate si chiude una storia incredibile.

Per concludere, è un romanzo splendido, soprattutto per la prosa, non vedo l’ora di proseguire la conoscenza con questa autrice. Vi consiglio caldamente l’edizione del Il Saggiatore, “Rebecca” fa infatti parte della collana “La letteratura secondo Hitchcock” nella quale la casa editrice raccoglie libri da cui sono stata tratti alcuni film del maestro, per il momento trovate anche “Psycho”, “Marnie” e “Io ti salverò”. E’ una collana ben curata, all’interno del volume trovate anche degli approfondimenti sugli autori (in questo è presente “A walk on the darkside of life” di Loris Tassi”) e uno spezzone proveniente dal saggio “Il cinema secondo Hitchcock”, in questo caso la parte in cui Hitchcok e Truffaut parlano del film “Rebecca la prima moglie”.

Spero di avervi incuriositi, fatemi sapere se avete letto il romanzo e se vi è piaciuto.

Alla prossima recensione,

Lux

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