Quattro madri – Shifra Horn

Quattro madri

 

Autore: Shifra Horn

Anno di pubblicazione: 1996

Editore: Fazi

Numero di pagine: 369 pagine

Amazon: Quattro madri

 

Non potrei essere più felice di scrivere questa recensione, finalmente dopo un susseguirsi di letture (parlo soprattutto di narrativa) che magari mi avevano intrattenuta, ma non erano state capaci di conquistarmi totalmente, oggi posso dire di aver trovato un libro meraviglioso. Grazie a lui sento di aver ritrovato l’amore profondo per la lettura e ora vorrei tanto condividere questa scoperta con voi. Come si evince dal titolo dell’articolo vi parlerò di “Quattro madri” di Shifra Horn e vi racconterò perché secondo me è una lettura da fare assolutamente.

Come al solito iniziamo parlando brevemente della trama. In “Quattro madri” ci troviamo davanti alla storia di una famiglia di Gerusalemme e seguiamo il dipanarsi della storia attraverso il succedersi di diverse generazioni. Il focus è su quattro personaggi in particolare. Si tratta, chiaramente, di quattro donne che, ognuna a modo suo, saranno di fondamentale importanza per la famiglia. La peculiarità di questi personaggi femminili è che su di loro grava una sorta di maledizione, infatti ognuna di loro verrà privata del marito durante la gestazione. Ogni nuova protagonista verrà dunque al mondo priva di padre e così sarà finché una di loro non riuscirà a partorire un maschio in salute.

A lettura terminata mi sono messa a riflettere su quale fosse il modo migliore per presentarvi un libro che mi ha dato tanto. Piano piano sono arrivata alla conclusione che c’è un altro testo che ho amato molto in passato che assomiglia non poco a questo. “Quattro madri” sembra infatti la versione israeliana di “La casa degli spiriti” di Isabel Allende. Mi viene naturale compararli poiché sono entrambi due testi che si appoggiano sui personaggi femminili, si sente molto l’influenza dei paesi in cui sono ambientati (cultura, tradizioni ecc) e in entrambi è presente una buona componente di realismo magico. Mentre per l’Allende trovavamo la capo famiglia, Clara, che è una sorta di veggente e si trascina dietro un’aura magica e affascinante, la Horn ci racconta invece di Sarah, che è in grado di guarire le persone e ha una chioma bionda lucente che fa innamorare chiunque la veda. In entrambi i romanzi, mentre leggete, vi sembra di sentire gli odori descritti, di avere i suoni di cui si parla nella mente e di vedere gli stessi colori che possono osservare i personaggi. Sono convinta che se vi è piaciuto uno dei due vi piacerà sicuramente anche l’altro. Fan della Allende accorrete!

Ritornando invece a concentrarci su “Quattro madri” devo dire che l’aspetto che più colpisce di questo romanzo sono appunto i personaggi. Il che è una fortuna dato che è questo che un buon romanzo famigliare deve fare. Le quattro meravigliose donne descritte nel libro mi hanno tutte conquistata, nessuna esclusa. Sono tutte affascinanti, non solo perché si tratta di donne forti, peculiari, che non si fanno abbattere dalle difficoltà e che farebbero tutto per il bene dei loro cari, ma anche perché sono donne fragili. Ognuna di loro ha dei difetti, ha delle paure, dei problemi da risolvere e per farlo spesso si appoggiano l’una sull’altra cercando consiglio e saggezza. Non si rivolgono soltanto a chi è in vita, ma guardano anche spesso al passato, che viene conservato come un prezioso cimelio e ritirato fuori nel momento del bisogno.

Si tratta di un romanzo molto dolce e molto crudo allo stesso tempo. Ci sono scene e dinamiche che vi faranno sorridere e quasi commuovere davanti alla naturale e spontanea dolcezza con cui accadono. Girate poinun paio di pagine ed ecco che come uno schiaffo arriva qualcosa di terribile che vi fa tornare coi piedi per terra. Ho ritrovato quello che ho sempre amato del realismo magico, ovvero la capacità di far soffrire e sognare allo stesso tempo. Attraverso libri del genere è possibile inserirsi in un modo bizzarro, caratterizzato da atmosfere surreali e inebrianti, che però sembrano così credibili e questo accade proprio perché gli elementi di realismo nudo e crudo e quelli magici sono amalgamati alla perfezione.

E’ un libro che chiudete avvertendo una sorta di pace interiore, un bel sorriso vi affiora sulle labbra e realizzate piano piano che tutto si è concluso in maniera naturale. Un cerchio si è chiuso, nulla è più fuori posto ed è il momento di tornare alla vita vera. Iniziandolo sembra quasi di aprire un piccolo scorcio, una piccola finestrella su un mondo diverso, fatto di suoni, colori e odori mai visti prima. Per un po’ vi dimenticate di stare osservando qualcosa di esterno, finché non giungete all’ultima pagina e siete costretti a richiudere quella finestrella e a lasciare che quel modo vada avanti da solo, senza di voi. E va bene così, perché è così che funzionano le belle storie, sulla carta prima o poi finiscono, però il ricordo continuerà sempre a vivere in voi.

 

Alla prossima

Fede

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