L’educazione – Tara Westover

L’educazione

 

Autore: Tara Westover

Anno di pubblicazione: 2018

Editore: Feltrinelli

Pagine: 380

Amazon: L’educazione

 

L’educazione di Tara Westover ormai non sarà un titolo nuovo per le orecchie di nessuno. Si tratta di un libro chiacchieratissimo, che ha fatto molto discutere, c’è chi lo ha amato e chi lo ha odiato, ma alla fine dei conti nessuno è rimasto indifferente dopo aver aperto questo volume.

L’educazione è un memoir che racconta della vita della sua autrice, che pur essendo ancora piuttosto giovane ha tantissimo da raccontare. Tara è infatti nata in Idaho in una famiglia mormona molto particolare. Suo padre è un uomo con convinzioni molto radicate, che soffre di manie di persecuzione, probabilmente causate da un disturbo bipolare mai diagnosticato. Lui non permette alla sua numerosa di prole di frequentare la scuola, di recarsi negli ospedali, di leggere libri, dunque di vivere come le persone normali. I suoi figli lavorano per lui in una pericolosissima discarica, che lascerà non pochi segni sulla pelle di questi ragazzi. Li prepara alla fine del mondo costringendoli ad accumulare provviste su provviste, insegnandogli come ci si difende. La madre di Tara invece prepara intrugli di erbe e fa la levatrice, in maniera totalmente illegale, spesso portandosi dietro la piccola Tara come assistente.

Questo è lo scenario fatto di alienazione, dolore e, spesso, violenza, in cui l’autrice è cresciuta. Un mondo molto lontano da noi, ma che purtroppo esiste. Risulta difficile immaginare che in una parte degli Stati Uniti, la nazione più evoluta del pianeta, si annidi una famiglia simile. Eppure è vero, la storia di Tara è, bene o male, reale.

Come già mi aspettavo da prima di intraprendere la lettura del volume, L’educazione scava un solco profondo su chi legge. Ogni pagina è un pugno allo stomaco, fa soffrire, fa sgranare gli occhi. Le prime cento pagine in maniera particolare risultano pesanti e fortemente sconvolgenti. Veniamo posti davanti a situazioni e ragionamenti che ci risultano, non solo incomprensibili, ma quasi fantascientifici. Tutto ciò fa molta paura. L’idea che una persona come il padre della scrittrice controlli dei bambini e dei ragazzini, e li sfrutti senza preoccuparsi della loro salute, del loro benessere, colpisce il lettore. Quasi viene voglia di coprirsi gli occhi davanti ad alcuni brani.

Purtroppo, per quanto mi riguarda, la sensazione di stupore e sconvolgimento è terminata all’incirca verso metà libro. La scrittura della Westover non presenta picchi particolarmente brillanti, non ha uno stile preciso e riconoscibile, ma, al contrario, e piuttosto semplice e lineare. Questo insieme agli eventi che mano a mano si fanno sempre più ripetitivi mi ha portata a trovare il libro piuttosto pesante. Ho fatto fatica a terminare la seconda metà e ad arrivare alla fine della lettura. La narrazione si fa ridondante e si arranca invece di scivolare leggeri fino all’ultima pagina. Si tratta del primo lavoro della Westover, uno scritto in cui mette in campo ragionamenti, sensazioni e fatti incredibilmente privati, intimi. Si mette a nudo completamente. Mettere su carta determinati momenti della propria vita non deve essere facile, non si tratta semplicemente di un lavoro letterario, ma anche di una forma di terapia per chi scrive. Posso dunque comprende perché questo libro presenta determinati difetti.

Ho poi trovato curiosa la questione delle note a margine. In alcuni punti la Westover inserisce delle postille in cui dice che quella che presenta è la sua versione dei fatti e che non tutti i suoi famigliari concordano con lei. Molti avvenimenti presenti nel libro risultano a tratti surreali, si tratta o di momenti molto tragici o di incredibili colpi di fortuna che capitano alla protagonista. Capita di storcere il naso o di domandarsi effettivamente quanto ci possa essere di reale in tutto quello che viene detto e le note a margine, il continuo sottolineare che nemmeno lei è certa di ciò che sta dicendo, accrescono i dubbi non di poco.

La storia mi ha comunque colpita molto, mi ha fatta riflettere. E questo e più che positivo, già da solo mi fa dire “Leggetelo, ve lo consiglio”. Non aspettatevi però un memoir impeccabile che scorra come l’acqua sotto i vostri occhi, è una lettura che richiede un po’ di tempo e di forza di volontà.

Queste erano le mie sensazioni riguardo a “L’educazione” di Tara Westover, fatemi sapere se l’avete letto, cosa ne pensate voi, se siete d’accordo con me o meno.

Alla prossima

Federica

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