Le braci – Sandor Marai

Le braci

 

Autore: Sandor Marai

Anno di pubblicazione: 1942

Editore: Adelphi

Pagine: 181

 

Trama (da Amazon): Dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l’altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null’altro contava per loro. Perché? Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare: “una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione”. Tutto converge verso un “duello senza spade” ma ben più crudele. Tra loro, nell’ombra il fantasma di una donna.

La storia narrata da Marai è peculiare e intrigante. Un generale ungherese riceve una lettera. A scrivergli è un amico che non vede da quarantuno anni e che ora si trova nei paraggi di casa sua. Mentre inizia la preparazione del castello per l’arrivo dell’ospite, il generale ci narra quella che è la storia di questa amicizia di lunga data. Inizialmente ci troviamo davanti ad una narrazione che può ricordare “L’amico ritrovato”. CI viene raccontato del rapporto e della vita di questi due amici, che si frequentano dall’età di dodici anni e che, anno dopo anno, crescono insieme. Il primo, Henrik proviene da una famiglia molto ricca, è un giovanotto modello, felice del suo ruolo nell’esercito, ma piuttosto debole e cagionevole. Il secondo invece è Konrad forte e determinato, ma con un animo più propenso alle arti piuttosto che alla guerra. Il loro rapporto muta con l’arrivo dell’età adulta, le passioni e le convinzioni dei due si differenziano sempre di più, ma riescono comunque a mantenere i rapporti. Fino a che Konrad, in seguito ad una battuta di caccia con l’amico, non fuggirà improvvisamente e da quel momento in poi non darà più sue notizie. Sappiamo dunque che  il generale attende il suo ospite per avere delle risposte da Konrad. Cosa è successo davvero tra loro? Perché uno dei due ha sentito la necessità di fuggire? La verità ci verrà rivelata piano piano mediante un lungo monologo di Henrik, che ripercorre gli avvenimenti dell’ultimo giorno che i due hanno passato insieme.

In questo volume ho trovato alcune delle più profonde e toccanti riflessioni sull’amicizia che io abbia mai letto. Avrei sottolineato tutto il libro. Le vicende narrate sono drammatiche, ma vengono esposte con incredibile delicatezza. Ci troviamo infatti al cospetto di due uomini ormai anziani, i vecchi rancori vanno risolti, ma non c’è più quell’attaccamento ai fatti che si aveva in gioventù. Ormai si parla per calmare l’animo, ma il sentimento bruciante di vendetta è sbiadito. Le persone non ci sono più. Vale dunque ancora la pena discutere e lottare per la verità? E’ questa che da senso alla nostra vita? Marai risponde dicendo che quello che ci fa dire “sì, ne è valsa la pena” sono le passione, le relazioni che proviamo e che portiamo avanti durante la nostra esistenza. E’ un testo con una buona base filosofica, ma non aspettatevi nulla di esageratamente impostato. Si fa della filosofia partendo da sensazioni umane. Dalle sensazioni umane più reali e struggenti. L’ho trovato un libro di una classe inarrivabile, mi ha colpita molto e sono sicura che col passare del tempo mi scaverà dentro ancora di più. Consigliatissimo.

 

Alla prossima

Lux

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